Haftar vuole l’esercito solo per sé


Il generale da Conte per essere l’unico a comandare le forze armate

Il generale Khalifa Haftar vuole il comando delle forze armate libiche unificate. Per questo è venuto in Italia per la terza volta in poche settimane incontrandosi con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La posta in gioco è il nuovo piano dell’Onu, che partirà a gennaio con un’assemblea nazionale di riconciliazione a Tripoli aperta a tutte le fazioni del disastrato paese. Al processo di pace vogliono partecipare anche gli uomini di Seif el Islam, il figlio intelligente del colonnello Gheddafi che ha inviato una lettera a riguardo al presidente russo Vladimir Putin.

Haftar ha incontrato ieri il premier italiano a Palazzo Chigi dalle 9.30 alle 11. L’obiettivo del generale è di venire nominato comandante delle future forze armate libiche, che dovrebbero sorgere con l’unificazione del suo esercito in Cirenaica e le unità di Tripoli e altre milizie. Gli egiziani, ma pure i russi appoggiano da tempo l’idea. L’Italia potrebbe aiutare a superare l’impasse convincendo il premier Fayez Al Sarraj rivale politico di Haftar.

Non è un caso che Haftar, a Roma per tre giorni, avrebbe incontrato anche il diplomatico americano David Robinson responsabile del dossier libico per ottenere il via libera Usa. L’uomo forte della Cirenaica teme che il governo Sarraj si stia sbilanciando verso posizioni islamiste con nuove nomine nell’esecutivo come il ministro dell’Interno Fathi Bashaaga.

In cambio dell’appoggio di Roma, Haftar si propone come «gendarme dell’Italia» sui temi cruciali per il nostro paese dal controllo dell’immigrazione clandestina alla sicurezza delle forniture energetiche. In dote a Conte il generale ha portato il definitivo via libera al rientro a Tripoli dell’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone in «ostaggio» a Roma dal 10 agosto. Il diplomatico è stato ufficialmente richiamato per motivi di sicurezza dopo che lo stesso Haftar aveva chiesto la sua testa per alcune dichiarazioni mal comprese e forse manipolate. Alla vigilia della visita a Roma il presidente della Commissione Difesa del parlamento di Tobruk, Talal al Mayub, ha dichiarato che «lo stesso Haftar mi ha riferito che l’ambasciatore rientrerà presto a Tripoli».

Perrone non era amato per il suo attivismo dall’ex capo dei servizi per l’estero, Alberto Manenti, ma adesso non ci sono più giustificazioni per lasciare l’ambasciata senza il capo delegazione. La Farnesina puntava a rimandare in Libia, Giuseppe Buccino, predecessore di Perrone, che però ha già suscitato critiche avendo rappresentato l’Italia ai tempi del governo islamista travolto da Sarraj e dalla comunità internazionale.

Nella partita libica rispunta Seif el islam il figlio sopravvissuto di Gheddafi, ma rincorso da un mandato di cattura della Corte penale internazionale. Un suo emissario Mohammed al-Qailouchi ha portato una lettera del giovane Gheddafi al Cremlino. Gli ex del colonnello vogliono partecipare alla conferenza di riconciliazione nazionale di gennaio indetta dall’Onu.

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