“Tour per la vita”, Calcagni e la missione compiuta: “Dedicato a chi cade e si rialza”


Febbre alta e dolori tremendi fermerebbero chiunque ma non lui, Carlo Calcagni, che incarna il suo motto MAI ARRENDERSI – sì, a caratteri cubitali – quotidianamente con il suo esempio nonostante tutto. Ogni istante delle sue lunghe giornate costellate da terapie rigidissime, durissime per consentirgli di sopravvivere. E lui che fa? Vive, altroché se vive. Quella febbre alta e quei dolori allucinanti che spesso lo accompagnano nelle sue interminabili notti – occhi sbarrati attaccato al ventilatore polmonare – non gli tolgono il desiderio di alzarsi al mattino con l’obiettivo di essere d’esempio. Come non gli hanno tolto quella forza infinita che l’ha accompagnato fino a Roma, nell’ultimo tratto del suo “Tour per la vita”. Partito da Lecce domenica 2 settembre, è arrivato nella capitale lunedì 10 alla guida del suo triciclo “volante”. Nonostante tutto con il sorriso. Come se fosse non curante del male che lo invade: è la vita in trionfo. A tal punto da far sembrare facili giornate terribili. Dopo la notte spesso insonne, il mattino con le iniezioni di cocktail, con quell’ago grande così che si (auto)penetra nella pelle, non propriamente una passeggiata. E molto altro (https://www.gazzetta.it/Paralimpici/02-01-2018/paralimpici-carlo-dall-elicottero-bici-vita-come-film-240633541833.shtml).

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A BRACCETTO Carlo Calcagni e la vita, Carlo e lo sport. Carlo e quel tendere la mano evangelico, sacro, intoccabile. “Con me in questo tour dedicato a chi ama la vita, a chi non si arrende, a chi cade e si rialza – dice – ho simbolicamente portato Paolo Arnesano dell’associazione SMILE, Gaetano Fuso dell’associazione IO POSSO e tutti i miei amici con una marcia in più che mi seguono negli allenamenti quotidiani verso il mare. E poi Espedito Petacca (come si vede nel video, ndr). Tutti quelli che hanno riscoperto e donato un senso nuovo attraverso lo sport alle loro risorse ancora vitali. Ma soprattutto a coloro che fanno fatica a superare gli ostacoli della disabilità e vincere l’abisso della disperazione. Con questi pensieri nel cuore, di un cuore che spesso batte con un ritmo che non lascerebbe presagire molto altro tempo per me, ho continuato a correre, sempre a tutta, fino a Roma”. Lì, il colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano, ammalatosi dopo una missione nei Balcani di una malattia neurodegenerativa e irreversibile, è stato accolto a Palazzo Montecitorio dall’onorevole Alessandro Amitrano, segretario della Camera dei Deputati, “per sensibilizzare sulla disabilità e sull’importanza dello sport per la disabilità”.

LUNGO LE STRADE “Mi hanno fatto compagnia gli sguardi, i sorrisi, le strette di mano di tutti coloro che in questi sette lunghi giorni hanno dedicato a me, alla mia storia e a ciò che essa rappresenta anche solo un attimo del loro tempo, privato ed istituzionale. Con grande orgoglio – dice Carlo – ho portato addosso i colori della nostra bandiera attraverso strade di campagna, lungo salite e discese che costeggiano il mare, sino al capoluogo campano, terra di grande generosità e capace di emozionante accoglienza. Mai il tour ha voluto essere per me un momento di autocelebrazione. Ogni singola pedalata ha voluto piuttosto celebrare la forza e la bellezza della vita, soprattutto quando essa viene danneggiata per sempre ed irrimediabilmente da una malattia che diventa terribile compagna”.

“Il mio viaggio in sella al mio triciclo volante, fedele amico di quest’ennesima avventura accanto alla malattia e alla voglia di esserne più forte, porterà fino alla capitale del nostro Paese il mio messaggio di speranza in nome di chi della disabilità ha saputo fare occasione di rinascita e di tutti quelli che non hanno ancora trovato la forza per farlo. Perché i colori della nostra bandiera sotto la luce del cielo di Roma possano brillare per tutti coloro che hanno imparato a non arrendersi mai”.

Carlo il guerriero.



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