Cinque artisti e la Prima Guerra Mondiale, a Trento


Fino al 2 settembre, il Palazzo delle Albere a Trento ospita la mostra “Cent’anni dopo. Ricordi di guerra, sguardi di pace”. Un itinerario visivo nel solco di un sentiero carico di Storia, un secolo dopo la fine della Grande Guerra.

La mostra per onorare i cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale ha chiamato a raccolta cinque professionisti dell’immagine, quattro fotografi e un videomaker: Nausicaa Giulia Bianchi, Luciano Gaudenzio, Daniele Lira, Pierluigi Orler e Gianluca Colla.
Cinque autori che, con sguardo e sensibilità differenti, hanno saputo interpretare e raccontare i luoghi che furono teatro del grande scontro: un territorio che si estende dal Passo del Tonale sino alla Marmolada per 500 km, quello che fu all’epoca il confine conteso tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico, oggi chiamato il Sentiero della Pace.

IL VALORE DELLA MEMORIA

Innumerevoli esplorazioni e sopralluoghi hanno dato luogo a sguardi intrecciati e dialoganti, esposti in ben 162 scatti, frutto di narrazioni differenti, tutti guidati dal filo conduttore della memoria, e con l’intento ultimo di rendere onore a quel sacrificio e a quell’eroismo che è speranza comune non debba servire mai più in quella forma marziale.
Una mostra-racconto che fa emozionare e riflettere su quello che è il valore immenso e impalpabile della Pace, in cui ognuno degli artisti ha cercato di interpretare le tracce rimaste per far sì che la citazione di Mauro Rigoni Stern: “Per i giovani la grande guerra è più lontana della luna” possa essere un po’ meno vera.
Dalle parole della curatrice Giovanna Calvenzi: “La fotografia e il video sono stati strumenti di indagine prima ancora che di creazione, troppo forti le memorie, troppa la sofferenza della quale i luoghi attraversati dal Sentiero sono stati testimoni. Poi lentamente ognuno ha definito il proprio itinerario, in sintonia con la propria storia, con la propria capacità di declinare la visione, in sintonia anche e soprattutto con la forte carica emotiva che i paesaggi attraversati dal Sentiero della Pace suscitava in loro”.

LE PAROLE DI RUMIZ

Un’emozione tuttora viva nei territori che portano ancora indelebili i segni del massacro, e rendono consapevoli dell’entità dello sforzo umano compiuto.
Come dice Paolo Rumiz nel testo di introduzione al catalogo: la guerra di posizione “scolpisce il territorio, indelebilmente. Lo impregna”, e continua invitando a dormire lì, sdraiati su quella terra bellissima, una notte, a portarsi il sacco a pelo, a percepire le presenze, le voci di quei ragazzi lontani: “Sentirete un sommesso parlottio, un frusciare di pastrani in lana cotta, un movimento di giberne e un calpestio di scarponi sulle foglie secche e la prima neve.”. “Sentirete qualcosa. Bivaccherete con loro” commemorandoli, con la speranza che si torni “diversi. Più maturi. Più europei”.
Consapevoli della propria storia e dei privilegi acquisiti, per sempre lontani da tentazioni egoistiche, da logiche acefale e autoreferenziali.

‒ Laura Ghirlandetti



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