“Per la storia di un Confine difficile”, il campo di concentramento di Gonars e il memoriale

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Regione Toscana

“Per la storia di un Confine difficile”, il campo di concentramento di Gonars e il memoriale

Viaggio didattico per le scuole toscane

È Giancarlo Ferro, concepito in Istria e nato a Gonars il testimone che punta il faro su uno dei luoghi più sconosciuti del “Confine difficile” al centro del viaggio didattico per le scuole toscane. Si tratta del campo di concentramento fascista di Gonars e del memoriale voluto successivamente dalla Jugoslavia.

Nella primavera del 1942 il campo fu destinato all’internamento dei civili della cosiddetta “Provincia italiana di Lubiana”, rastrellati dall’esercito italiano considerato che era avvenuta l’occupazione e l’annessione della Jugoslavia dopo l’aggressione nazifascista del 6 aprile 1941. Nella notte fra il 22 e il 23 febbraio del 1942 la città di Lubiana venne completamente circondata da filo spinato, tutti i maschi adulti arrestati, sottoposti a controlli e la gran parte di essi destinati all’internamento. Stessa sorte subirono in breve anche le altre città della “provincia”.

Gli arrestati furono portati nel campo di concentramento di Gonars, un piccolo paesino nella pianura friulana che oggi conta circa 5000 abitanti. A causa del sovraffollamento (ospitò fino a 6.000 persone contemporanemente), delle precarie condizioni igieniche e della cattiva alimentazione, ben presto si diffusero varie malattie, come la dissenteria, che cominciò a mietere le prime vittime.

In questo primo periodo nel campo si trovarono concentrati intellettuali, studenti, insegnanti, artigiani, operai, tutti coloro insomma che venivano considerati potenziali oppositori dell’occupazione, fra essi anche molti artisti che alla detenzione nel campo hanno dedicato molte delle loro opere. Alcune di queste opere sono state riprodotte sotto forma di mosaico ed esposte dove sorgeva il campo.

Dall’estate del 1942 vi vennero internati oltre 10.000 sloveni e croati, in condizioni di vita spaventose. Così, nonostante l’impegno umano di alcuni degli ufficiali e soldati del contingente di guardia, quali il medico Mario Cordaro, nel campo di Gonars morirono, di fame e malattie, oltre 500 persone. Almeno 70 erano bambini di meno di un anno, nati e morti in campo di concentramento.

Il campo di Gonars, come tutti gli altri campi fascisti per internati jugoslavi, funzionò fino al settembre del 1943, quando con la capitolazione dell’esercito italiano il contingente di guardia fuggì e gli internati furono lasciati liberi di andarsene. Nei mesi successivi la popolazione di Gonars smantellò il campo utilizzando i materiali per altre costruzioni, come l’asilo infantile, e così oggi delle strutture del campo non rimane più nulla.

La memoria di questo campo di concentramento si deve all’iniziativa delle autorità jugoslave che nel 1973 costruirono nel cimitero cittadino un sacrario, opera dello scultore Miodrag Živkovic, dove in due cripte furono trasferiti i resti di 453 cittadini sloveni e croati internati e morti nel campo di concentramento di Gonars.

“Per la storia di un Confine difficile. L’Alto Adriatico nel Novecento” è il titolo del viaggio di studio per gli studenti delle scuole superiori toscane organizzato in occasione del Giorno del ricordo da Regione Toscana, Istituti storici toscano e grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Ufficio regionale per la Toscana.

14/02/2018 13.28
Regione Toscana

 

 

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