Non fate le verginelle: questa volta il condono edilizio di Berlusconi è un’ottima idea


Silvio Berlusconi in un colpo solo ha avanzato qualche giorno fa due differenti proposte per quanto riguarda l’edilizia privata. Una, più semplice da capire, fa riferimento all’eterno tema dell’ abusivismo di necessità. E già nelle definizione sta la proposta. Se di necessità si tratta bisognerebbe concedere il perdono, secondo lui. L’altra è più complessa e merita una spiegazione. Oggi la realizzazione di nuove costruzioni è sottoposta ad un’ esplicita autorizzazione da parte degli uffici comunali. Sembrerebbe un atto dovuto, una volta fatte le verifiche sulla compatibilità di quanto richiesto con le norme urbanistiche nazionali e locali. Ma spesso, come tutti sappiamo, ci vogliono anni per ottenere il dovuto. Sono stato parlamentare per alcuni anni (1987/1994) e uno dei provvedimenti positivi a cui ho lavorato è stata l’ introduzione della DIA (dichiarazione di inizio lavori) per quanto riguarda le ristrutturazioni interne. Prima anche esse sottoposte a concessione edilizia. Con la DIA se devi abbattere un muro interno o cambiare la disposizione del bagno comunichi l’inizio lavori e procedi senza attendere il via libera. Contestualmente il professionista che firma il progetto dichiara sotto la sua responsabilità e il rischio di sanzioni penali qual ora falsifichi i dati che sta rispettando tutte le disposizioni del caso. Sono inoltre esclusi da tale procedura semplificata edifici ti particolare valore storico e altre situazioni critiche. Tutto questo ha enormemente semplificato la vita ai cittadini e alla stessa Amministrazione Pubblica, prima costretta a rincorrere milioni di pratiche di atti dovuti. Risparmio enorme di tempo e di soldi. E, aggiungo, eliminazione di quel subdolo potere di interdizione/dilazione che spesso favorisce la corruzione e i favori non dovuti.

Non trovo quindi stravagante l’ idea di Berlusconi di estendere una procedura siffatta anche alle nuove costruzioni. Almeno a quelle di minore dimensione ed impatto. Chi presenta il progetto si assume la responsabilità del rispetto di tutte le norme del caso. E i controlli vengono dopo, con tutte le sanzioni previste per chi dichiara il falso in un atto pubblico. Compresa la demolizione di quanto realizzato. Per la verità vorrei vedere estendere questa procedura di “inizio attività“ anche ad altri settori. Per esempio a chi intenda dar vita ad una nuova iniziativa produttiva. Sarebbe un bel modo per levare di torno tonnellate di carte inutili, ridurre tempi e costi e sottrarsi all’ arbitrio e alla pigrizia e spesso alla malafede di legioni di funzionari pubblici che scrutano, vietano, chiedono, interferiscono e soprattutto ritardano. Ed un bel modo per spostare la responsabilità verso il basso, senza dover stare con il cappello in mano ad attendere la decisione del Principe.

Ma torniamo alla questione abusivismo. Non so bene che cosa sia l’abusivismo di necessità. Mi sembra solo un modo ipocrita di chiamare le cose. So, invece, che in alcune realtà urbane, soprattutto al Sud, l’abusivismo raggiunge percentuali vicine e oltre il 50% del costruito. Anche in città di grandi dimensioni. Con un doppio danno. Il primo realizzato con la costruzione di qualche cosa di illegale, il secondo con il fatto che queste costruzioni ufficialmente non esistono e si sottraggono a tutta un’altra serie di obblighi. A cominciare dal pagamento dei canoni dovuti per i servizi che comunque le amministrazioni erogano a loro favore.

Esiste una soluzione? Quella fino ad oggi trovata è di fare finta di niente trincerandosi dietro posizioni intransigenti. Niente condoni. E siamo d’ accordo. Ma tutti sanno che non sarà mai possibile abbattere milioni di vani abitati. Non basterebbero l’ esercito italiano e la Nato insieme. Ma nemmeno un ulteriore condono, visto che, se permane l’ illegalità, evidentemente quelli precedenti hanno funzionato poco. L’iniziativa dovrebbero prenderla i Comuni, assistiti da un nuovo quadro legale. Ridisegnando i loro piani urbanistici, includendo le aree abusive consolidate, facendo quindi emergere ciò che oggi si sottrae agli obblighi di legge, recuperando oneri urbanistici e canoni dovuti. E così farla finita una volta per tutte concentrando la repressione sui nuovi abusi. Proposta avanzata anche da Cantone recentemente, evidentemente consapevole dell’inutilità sia di un ulteriore condono a pioggia sia di posizioni intransigenti ma impotenti. Ma sono quasi sicuro che non se ne farà niente. Meglio litigare sperando in qualche voto in più.



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