Karate, Cardin ambasciatrice in Libano “Un bimbo



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La missione internazionale UNIFIL opera in Libano quale forza di interposizione tra Libano e Israele. Ne fanno parte 38 Nazioni dell’ONU. L’Italia ha la leadership del Settore Ovest che impegna oltre 4000 peacekeepers provenienti da 13 Paesi. L’attuale comandante di UNIFIL SW il Generale di Brigata Rodolfo Sganga che ha promosso, nell’ambito delle varie operazioni di supporto alla popolazione civile libanese, un progetto per lo sviluppo delle attivit sportive con particolare riferimento alle arti marziali ed ha interessato Sara Cardin, caporal maggiore del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito nonch Campionessa Mondiale gi nominata dalla World Karate Federation icona della disciplina, quale ambasciatrice del karate in Libano. Dopo la tappa di premier league di Parigi (26-28 gennaio) in cui ha conseguito un ottimo 5 posto e in attesa della prossima tappa di Dubai (16 – 18 febbraio), Sara ha raggiunto il contingente italiano a Shama ed ha effettuato alcune lezioni a favore di diversi studenti di istituti scolastici libanesi e dell’ associazione Akouri che si occupa del supporto alle vedove dei caduti delle Forze Armate Libanesi. Un’esperienza unica e di forte impatto emotivo che, attraverso lo sport, ha permesso di veicolare efficacemente il messaggio di sana aggregazione sociale.

Sara Cardin con il generale Rodolfo  Sganga

Sara Cardin con il generale Rodolfo Sganga

Sara, quali sono gli obiettivi di Unifil che hai potuto constatare sul campo?


“L’Esercito Italiano con la Brigata Folgore inquadrata nelle forze UNIFIL, costituisce una forza cuscinetto tra i contendenti e supporta quotidianamente e concretamente la popolazione libanese che vive in condizioni molto critiche: aiuti per scuole, per le attivit commerciali, per le istituzioni e le famiglie. Presidia le zone di competenza, tenendole sotto controllo, e allo stesso tempo, impegnata in attivit di interazione con i civili finalizzate a mettere le basi per una societ migliore”.

Sara Cardin, foto di gruppo con alcune donne libanesi

Sara Cardin, foto di gruppo con alcune donne libanesi

E la tua testimonianza stata importante…

“Ho notato che il mio contributo ha avuto un grande impatto emotivo. Sai, sono donna, soldato, e campionessa di karate, non poteva essere diversamente in una societ che assegna alle donne ruoli ben diversi. Quello che ho cercato di fare stato insegnare il karate, non tanto la disciplina in se, quanto pi i valori che l’accompagnano: il rispetto delle regole e del compagno, l’equilibrio fisico e mentale, il carattere, la costanza, l’autocontrollo e la socializzazione. E’ stata un’esperienza bellissima che mi ha arricchito profondamente. Ho trasmesso qualcosa di positivo, come tutti i militari dell’Esercito che operano in missioni di pace”.

Sara Cardin, dimostrazione di karate nella palestra libanese

Sara Cardin, dimostrazione di karate nella palestra libanese

Quali attivit hai svolto?

“Ho insegnato agli studenti degli Istituti scolastici pubblici di Naquora e Tibnin, poi un corso di autodifesa in un’accademia sia a delle donne civili libanesi che alle militari anche di altri contingenti nazionali impegnati nel settore Ovest, provenienti ad esempio dalla Malesia o dalla Corea del Sud. Infine ho tenuto una sorta di tavola rotonda sempre con queste donne dove potevano sentirsi libere di chiedermi qualsiasi cosa”.

Qual stata la domanda pi particolare?

“Una donna mi ha chiesto cosa ne pensasse mio marito del fatto che facessi karate e che fossi una militare. Voleva sapere se mi aveva dato il permesso. Per loro una cosa inconcepibile che io, donna, possa scegliere liberamente un percorso di vita come il mio. Ma la domanda che pi mi ha colpita stata quella di un bambino a scuola. Mi ha chiesto: “Ma tu il tuo avversario lo uccidi?”. Non me l’ha domandato per gioco, era serio, il suo viso era triste mentre me lo chiedeva e il suo sguardo quando gli ho risposto, spiegandogli lo scopo del katare, si addolcito e rasserenato”.

Sara Cardin in palestra con i bambini libanesi

Sara Cardin in palestra con i bambini libanesi

Quanto pu essere importante per i bambini libanesi il karate?

“Moltissimo. Se anche preso solo come un gioco insegna ad avere destrezza e controllo, in pi offre confronto. Un bambino che combatte con una bambina istruttivo per entrambi: il primo impara a rispettare la seconda e lei allo stesso tempo prende consapevolezza del proprio essere e guadagna autostima”.

Cosa ti ha dato questa esperienza?

“Un modo diverso di vedere le cose. Ma stato reciproco, ci siamo raccontati a vicenda le esperienze di vita: abbiamo culture diverse ed ho apprezzato la ricerca costante di uno scambio culturale costruttivo. I libanesi hanno un grandissimo senso di ospitalit e di rispetto per il prossimo accompagnato da rigidit di vedute su molti aspetti che per gran parte della nostra societ hanno perso valore”.

Il ricordo pi bello?

“Al termine della “tavola rotonda”, una donna venuta da me con le lacrime agli occhi e mi ha ringraziata per essere un esempio, incoraggiandomi a non mollare mai. E’ stato emozionante per me, perch significa che sono riuscita a trasmettere l’energia giusta e la voglia di lottare come donna”.



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